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Giampaolo Corona è essenzialmente pittore di strutture e anche le più corrosive accensioni di colore o le trasgressioni formali che vengono indotte nei suoi dipinti va certa veemenza espressionistica non giungono mai a sconvolgere gli ordini interni dell'opera, che restano soCorona e F. Solmi - 1986lidi e implacabili perfino laddove l'artista intende dare immagini di dissoluzione o caos. Va da sé che la vocazione artistica di Corona non può lasciare che limitatissimi spazi alla spinta irrazionale che pur s'avverte insinuarsi come tensione - che il pittore riesce a controllare - lasciando nel dipinto la traccia di un interno conflitto, di una vertigine che il rigore formale imprigiona ma non cancella. In modo meno appariscente questa che definirei una dannazione all'inquietudine di Giampaolo Corona, si manifestava anche nelle opere primissime ove il realismo - o il neorealismo - non chiudeva il racconto in ceppi figurali ma conduceva l'artista a una sorta di quotidiana dialettica tra le strutture oggettuali e l'immagine carica di sensi dell'uomo. Tutto ciò diverrà più esplicito quando Corona non userà più in modo testuale le strutture cubiste, tendendo invece a infrangere la pace delle forme. Il periglioso equilibrio tra costruzione e sfasamento dell'immagine realistica appare del tutto infranto quando Corona non s'affida alla coralità del narrare, ma si fissa in una sorta do incubo del soggettivo. Ma l'accostamento è solo formale perché in Giampaolo Corona l'empito della denuncia non si placa e se in certi passaggi nei quali la felicità espressiva traspare con bella pienezza, in certe opere la violenza e l'impeto del linguaggio futurista esplodono con l'antica, rabbiosa e a volte gelida veemenza. Continua insomma, in questo inquieto pittore,una storia tormentata, la stessa che la sua generazione ha dovuto vivere e patire, ma l'immagine che Corona ci dà delle sue lacerazioni e anche delle sue contraddizioni è stranamente e irreparabilmente coerente: merito o dannazione di quella vocazione costruttiva a cui sempre occorre ricondurre le sue opere per comprenderne il senso anche là dove più si esalta l'intento narrativo e la dichiarazione polemica aperta. Artista sensibile ai valori sociali, agli umori più segreti dell'animo, agli scompensi dell'essere e dell'esserci, Corona vive nella tensione e, nella contraddizione: la stessa che anima quei ritratti in cui l'indagine psicologica è insieme elemento di costruzione e di tormento formale. Trovo scritto in un testo su Corona che la sua pittura "è una perfetta fusione formale di irruenza sensibile e pacato raziocinio", e dovrei essere d'accordo dopo quanto m'è avvenuto di scrivere, se non fosse per quell'accenno a una "ragione pacificante". Corona ha una razionalità rabbiosa quanto le sue tensioni all'irrazionale. E' nella misura altra dell'arte, in quel che diciamo poesia,che equilibri per sempre infranti sembrano ricomporsi, nell'uomo e fuori dell'uomo. Ma si tratta, appunto, di una dimensione immaginata.                

                 

Franco Solmi, direttore "Galleria d'Arte Moderna" di Bologna sino al 1989