"...ho accettato questo appellativo (storico dell'arte) non certo perché mi senta una novella Argan o un Umbro Apollonio, persona di cui tra l'altro sono discepola e che mi presentava come "la sua grande amica" , ma perché in effetti mi trovo qui a parlare di un uomo che la Storia dell'Arte l'ha fatta concretamente in prima persona, anzi: sempre in prima linea.

 

Perché è innegabile che Corona sia stato e sia attualmente un grande protagonista del mondo artistico culturale da dopoguerra ad oggi, il cui impegno ideologico politico e sociale, mai disgiunto dalle sue opere, risale ancor prima ai tempi della Resistenza in cui, sedicenne, si unì alle prime cellule partigiane " Comando Piazza Belluno", non certo prima di esprimere le sue intenzioni a suo padre...

...quel padre, Ettore, che Giampaolo spesso volentieri cita per le innumerevoli lezioni di vita che da lui ha ricevuto, che ha sempre ammirato per la sua onestà e integrità morale, a cui rimane riconoscente per avergli consentito di andare a studiare a Bologna...vivendo in pieno tutto l'ambiente universitario goliardico. Città di grande respiro culturale e ricca di fermenti, in cui ebbe l'opportunità di formarsi, oltre che sul versante artistico-culturale, anche su quello politico e sociale, a contatto con figure come Treccani, Borgonzoni, Ricci, Guttuso e Pizzinato, di cui diverrà grande amico e col quale trascorse in seguito anche le ferie.

 

Erano gli anni del "Fronte Nuovo delle Arti" di Marchiori, del "Realismo Socialista" di una Bologna che era anche la sede del più grande Partito Comunista d'Italia - il Circolo Culturale dove si trovavano in via Rizzoli, era di proprietà della Cooperativa dei Facchini...

...Nel 1963 la sua attività riprende ossigeno nella mitteleuropea Trieste, dove conosce e frequenta personaggi come Zigaina, Mascherini, Spacal, Rosignano ed il grande scrittore Tomizza. Qui fonda la galleria d'Arte "Torbandena", inaugurata dal grande Zigaina, e che diventa ben presto centro di dibattito culturale. In quello stesso anno, la sera dell'8 novembre era a cena con l'amica Tina Merlin, giornalista d'assalto ed ex staffetta partigiana, e a suo marito Aldo Sirena, grande comandante partigiano, quando si spensero le luci:...si era purtroppo consumata la tragedia ampiamente annunciata dalla stessa Tina, in cui l'onda tripla causata dal cedimento del monte Toc nel lago artificiale del Vajont provocò 2000 vittime. Corona si unì ai vivi, ai sopravvissuti, che avevano bloccato l'accesso alla città di Longarone, accendendo grandi falò per scaldarsi. Corona produsse sul luogo una serie di schizzi e disegni - "la tragedia è dei vivi, non dei morti" citando lo stesso artista - che diedero vita ad un grande, bellissimo quadro conservato al Museo d'Arte Moderna "Lercaro" di Bologna.

Dal 1971- anno in cui Corona conosce la sua attuale moglie e compagna Angiolina - Corona può dedicarsi liberamente alla pittura.
Lo spostamento successivo nella piccola realtà provinciale del trevigiano, prima a Biancade e poi a Padernello, lo portò a soffrire per la mancanza di stimoli ed aperture culturali, anche perché ormai i tempi stessi erano cambiati: dalle battaglie del dopoguerra per costruire un mondo nuovo, alla disillusione dovuta ad una politica stagnante, votata ad un immobilismo decadente che puzza di reazionario. L'espressione di quella disillusione è stampata, a mio avviso, nel volto enigmatico del ritratto forse più sofferto che Giampaolo fece nel 1989 al figlio Nicola.

Giampaolo Corona comunque non ha mai rinunciato a lanciare, tramite la sua opera, i suoi messaggi di continua denuncia politica, sociale, culturale, umana, facendoci ricordare che "Siamo sempre sottotiro" (1985), che lo spirito di insorgere e combattere per ciò in cui crediamo non ci deve mai abbandonare. A mio avviso in Corona si fondono, mirabilmente, tutti i fervori culturali del XX secolo, dal cubismo di Picasso e Braque, al futurismi di Balla e Boccioni, dell'espressionismo della Brücke, di Kirchner e Nolde al suprematismo astratto di Malevic: diventano tutti strumenti nelle sue mani per raggiungere lo scopo primario, che è quello di comunicare contenuti, esprimere sentimenti con una forza di sintesi pregnante, un concentrato di significato che possiamo ritrovare forse solo in una poesia di Ungaretti...e allora perché - ci si chiede - nonostante la sua chiara lapalissiana levatura artistica, non è diventato "famoso" come il suo amico Guttuso?  

Io ritengo che la risposta si trovi nella sua intransigenza, nella sua incorruttibilità. Renato Guttuso aveva scelto la popolarità. Quelli di una certa età si ricorderanno delle sue assidue apparizioni in TV, in tutti i talk-show che avessero una apparenza di critica politica...ma la popolarità esige anche il transigere, nel suo cercare il consenso! Corona invece ha scelto l'anti-popolarità, per non cadere nel convenzionale, per non obbedire a nessun diktat partitico, per continuare ad avere la sua coerenza ideologica.

E in questo anticonformismo ritroviamo lo spirito libero, indomito e fiero della madre Rina, alla quale lui portava regolarmente i suoi dolci preferiti, i Baci del Deon del bar Centrale di Belluno, e che ovviamente non avrebbe potuto mangiare, fino al giorno della sua scomparsa. Una donna che, sprezzante delle convenzioni del ceto alto-borghese al quale apparteneva, camminava bella e altera per la strada con la sua sigaretta in bocca...
Entrambi i genitori sono stati per la formazione di Giampaolo importanti figure di riferimento: per il padre provava un profondo rispetto, ma per la madre una grande ammirazione.

 

 

dall'intervento di Mara Filippozzi alla mostra del 7 settembre 2014

presso "FUNZIONE ARTE" di Paese (Treviso)