Ricordo le partecipazioni di Corona a mostre collettive abbastanza univoche,abbastanza legate alla sua espressione che direi specificatamente poetica, che chiamerei nel senso letteP. Bonfiglioli, B. de Gioia, Corona - 1997rale del termine. E non perché in questa pittura vi sia qualche cosa di letterario, cioè che abbia bisogno di ricordare documenti o opere di carattere letterario degli anni '60, perché è insufficiente a sé stessa . No! Questa pittura indubbiamente ha tutto quello che basta in se stessa per essere ricevuta e per essere, soprattutto, rispettata e, credo, anche amata, con una profonda commozione, la commozione di chi - direi - ha un'età avanzata come la mia e che ha vissuto momenti di crisi creativa pittorica che sono proprio quelli degli anni '60 (tra gli anni '60 e '70) a cui indubbiamente Corona resta legato anche se le opere che qui vi sono rappresentate, possono essere (non ne conosco le date) più recenti. E' la testimonianza viva, da guardare quasi con un sentimento religioso, viva di un'esperienza pittorica e insieme anche letteraria... ecco, voglio dire... perché in quegli anni, anni '60 soprattutto, i rapporti tra le lettere e le esperienze artistiche erano molto intensi e molto frequenti e quindi c'era sinergia tra letteratura e arte. Non che vi sia qualcosa di letterario in questa pittura che è tutta quanta pittura; ecco, il suo merito è questo: di essere pittura assoluta, totale. E allora questa fa ancora impressione in un momento come il nostro in cui l'arte sembra insufficiente a se stessa, che debba essere integrata da altre cose per poi essere compresa. Qui l'arte non ha bisogno di integrazioni, ha bisogno di capire il fondo, l'orizzonte storico dell'arte figurativa in parte, nel quale è nata e al quale anche nelle opere più recenti resta fedele. E allora vengono fuori i grandi nomi di quegli anni: da Bacon, a Ben Shahn, ecc. vengono fuori, e in questo rapporto io direi che il lavoro di Corona resiste e crea una sorta di profonda emozione in chi vede; l'esperienza di una pittura - voglio dire - che è totale; totale significa che non ha bisogno di altro per comprendere in se stessa il mondo in una situazione molto viva anche se in crisi. Penso che questa mostra dovrebbe essere meditata a lungo perché lascia, per molti aspetti, in sé un certo mistero: come possono nascere forme di questo tipo e come queste forme possono ancora oggi convincere come se fossero presenti.

 

Pietro Bonfiglioli, intervento del critico alla "Galleria del Circolo Artistico" di Bologna, novembre 1997